C’è un tipo di freddo che ti entra nelle gambe dal basso, dai piedi, e sale. È il freddo di quando sei seduta dietro su una moto a ottanta all’ora, con un paio di calzoncini di jeans e un collant da venti denier sotto. Quel freddo lì non ti lascia più fino a quando non scendi.
Questa storia doveva essere un articolo divertente. Lo è, adesso che la rabbia è diventata materiale da racconto. Quando la vivevo non ridevo per niente.
La colpa è di admin (o quasi)
Ci tengo a dire una cosa: questo articolo nasce come protesta personale contro quello che admin ha scritto sulle donne in moto. Tutto molto bello, le foto, le modelle. Le gambe lunghe accanto alla Ducati. Peccato che admin scriva queste cose dal divano, a Malta, probabilmente in ciabatte. Io in moto ci sono salita per davvero, e vi racconto com’è andata.
Luca, che all’epoca era il mio fidanzato, aveva questa idea fissa. Calzoncini corti di jeans e collant sotto. “Ti staranno benissimo”, diceva. “Sarà sexy.” E io ho detto sì, perché quando un uomo che ti piace ti chiede di vestirti in un certo modo, e tu sai che ti guarderà le gambe per tutto il viaggio, la risposta è sempre sì. Anche quando dovresti dire no.
Mi sono preparata come se dovessi uscire a cena, non salire su una moto. Ho scelto il collant, ho controllato che la gamba fosse liscia, ho messo i calzoncini che cadevano al punto giusto. Luca mi guardava dalla porta con quella faccia che fanno gli uomini quando sanno che hai fatto una cosa per loro. Per dieci minuti ero esattamente dove volevo essere: guardata.

Quando il vento ha deciso per me
I primi chilometri sono stati perfetti. L’aria era fresca ma non fredda, la strada aperta, e io mi godevo il viaggio con le gambe al vento e quella sicurezza di chi sa di essere bella. Luca ogni tanto girava la testa per guardarmi, e io lo sapevo senza bisogno di vedere. Quei collant sotto i calzoncini facevano il loro lavoro.
Poi siamo saliti in velocità e il vento ha cambiato idea su tutto. Un collant da venti denier a ottanta all’ora non scalda e non protegge. Le gambe mi si sono ghiacciate in cinque minuti. Tremavo e stringevo le ginocchia contro il serbatoio cercando un calore che non arrivava. Il nylon fino che prima mi faceva sentire bella adesso era solo un foglio trasparente tra me e il vento. Non c’era verso di scaldarsi e non c’era posizione che aiutasse.
A un certo punto ho smesso di pensare alle gambe e ho cominciato a pensare al collant. Lo sentivo tirare in punti sbagliati. Le cuciture lavoravano contro il sellino e io sapevo che la cosa non sarebbe finita bene. Quando viaggi in moto i vestiti sfregano contro tutto, subiscono quello che il corpo non può evitare. Un paio di jeans regge. Un collant no.
La resa dei conti
Quando siamo arrivati ho guardato le gambe e ho trovato il disastro che temevo. Smagliature. Il tessuto ceduto sulle cuciture, la rete del nylon aperta in due punti. Il collant non era più un collant, era il souvenir di una pessima decisione. Un paio buttato, e con lui un pezzo del mio orgoglio.
La scena che avevo in testa era un’altra: le gambe che brillavano sotto il sole, Luca che guardava. La realtà era collant distrutti e gambe viola dal freddo. Luca ha provato a dire che ero carina lo stesso. Non gli è venuta bene. C’è un momento in cui una donna sa di non essere più nella scena che aveva in testa, e nessuna frase la rimette lì. Siamo tornati a casa e ho messo i pantaloni. Fine della gita romantica.

I collant servono per farsi guardare, non per correre
La lezione che ho imparato quel giorno è semplice: i calzoncini e collant funzionano per camminare in centro, per farsi guardare da qualcuno che cammina al tuo fianco. Non funzionano a cento all’ora col vento che entra dappertutto. I collant sono fatti per certi momenti: per rallentare, non per accelerare. Per la mano di qualcuno sulla gamba sotto il tavolo, non per il vento di una statale.
Se volete andare in moto, mettetevi i pantaloni. Se volete farvi guardare le gambe, scendete dalla moto e camminate.
PS. admin, la prossima volta che pubblichi le tue belle foto di modelle in collant sulle moto, ricordati di scrivere in fondo: “non provare a farlo a casa.” Io ci ho provato, e non è andata come nelle tue foto.

