Le gambe delle donne
Tacchi

Scarpe brutte

Dico subito una cosa che chi mi legge da un po’ già sa: la mia scarpiera scoppia da anni, e a un certo punto ha sfondato il muro ed è andata a colonizzare anche il garage. Sì, il garage, quello dove dovrebbero starci gli attrezzi, i pneumatici invernali e le biciclette (che infatti stanno impilate contro il muro, in evidente stato di disuso). Le scarpe ci sono arrivate a scatoloni. E la cosa spaventosa, per chi mi conosce, è che non sono neanche una che seleziona: mi piacciono tutte, di ogni tipo, di ogni tacco, di ogni stagione, e a ogni cambio di guardaroba trovo un’ottima ragione per aggiungerne un paio.

Sto dicendo questo per introdurre una notizia clamorosa: esiste un limite anche per me. Non c’è quasi cosa a due suole che io non porterei a casa con orgoglio, MA ci sono scarpe davanti alle quali anche io… mi giro dall’altra parte. E oggi ve ne mostro cinque, che sono cinque scarpe brutte e (attenzione al dettaglio) cinque brutte per motivi diversi.

Perchè il brutto in una scarpa non è mai lo stesso brutto.

Cominciamo. La prima è un sabot in blu cobalto metallizzato che ustiona la retina, con plateau davanti e tacco a spillo in legno chiaro sbiancato. Ci sarebbe già abbastanza da dire, ma la vera pistola fumante è il logo verde stampato sotto, sul plantare, ben visibile ogni volta che il piede si stacca. Una scarpa che ha bisogno di firmarsi sotto la suola per dirmi chi è la interpreto come una scarpa insicura, che non si fida di sè stessa e chiede aiuto al marketing. Poi c’è l’accoppiata lastra plastica lucida più legno sbiancato: due materiali che non si dicono buongiorno neanche in ascensore.

La seconda è forse la più insidiosa perchè a prima vista pare quasi elegante: peep-toe in rafia beige naturale con profili in vernice nera. Fin qui, tutto sopportabile. Il problema è quel fiocco enorme di vernice nera in punta con la spilla dorata piena di brillanti al centro. Si vede subito che il fiocco non è nato con la scarpa: è uno di quei fermagli che si comprano a parte per rendere “più eleganti” delle scarpe che non lo sono. La rafia dice campagna, il fiocco dice salotto buono di provincia, la spillina dice bomboniera. Tre cose che non c’entrano niente, incollate insieme e vendute a tacco 10.

La terza è la mia preferita, nel senso peggiore. Mule con tomaia leopardato (ok, ci si può passare), fiocchetto in tinta (ok, siamo generose), plateau e tacco in plastica fucsia neon (uhm…) e il tacco, il tacco è a forma di cuore. Cuore aperto, cutout. Ecco: il tacco è una struttura portante, regge una donna adulta con il suo peso, i suoi anni e le sue borse della spesa, non dovrebbe permettersi di essere carino. Dovrebbe essere serio, come lo sono i pilastri di casa. Un tacco a cuore è il pilastro di casa che ti fa l’occhietto: ti tradisce prima o poi.

La quarta merita un discorso a parte. Décolleté a punta acuta in pelle rosso vinaccia, appesa in vetrina, il tacco è letteralmente un tridente, tre punte come una forchetta da polenta. Questa non è un errore, è una scelta: la scarpa concettuale, la scarpa firmata dal designer che vuole farsi ricordare, la scarpa da vetrina che non calpesterà mai un marciapiede vero. Il brutto qui è opposto a quello di prima: non nasce dal risparmio, nasce dal narcisismo. Io la trovo geniale nella foto e assurda al piede.

La quinta è il plateau nero scamosciato con fasce a X e fibbia alla caviglia, plateau di 5-6 centimetri, tacco totale a occhio ben oltre i 15. La foto la ritrae con la gamba in collant appoggiata su uno sgabello, e onestamente sembra un mobile IKEA appoggiato su un altro mobile IKEA. Il problema è la misura: una scarpa esiste per valorizzare la gamba, non per farle concorrenza. Qui è così grossa che la gamba non la vedi più, sparisce dentro la sua stessa calzatura. Se vi ricorda un palco da Spice Girl anni 2000, non è un caso.

Cinque bruttezze diverse. La prima urla, la seconda finge, la terza voleva essere carina, la quarta si crede arte, la quinta ha perso la misura. Se davvero dovessi salvarne una… salverei la seconda, ma solo dopo aver strappato via il fiocco con la spilla. Quella almeno, sotto, era rafia onesta.

E voi? Se doveste comprarne UNA sotto minaccia armata… quale?

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