Le calze tarocche

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  • Mercoledì, 08 Ottobre 2014 15:38
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wolfor phatal neonUn estate che potremmo eufemisticamente definire "poco afosa", un autunno fresco ma non freddo, piovoso ma non troppo, un ritorno di interesse del mondo della moda per le gambe delle donne, per le calze e i collant: ci sono tutte le premesse per un futuro ricco di soddisfazioni eppure gufi e avvoltoi non mancano, nubi nere si addensano all'orizzonte unendosi a questa situazione economica che molti si ostinano a definire crisi...

Che poi un giorno qualcuno mi spiegherà perchè la chiamano così: nella vita, come in una coppia, una crisi può durare qualche settimana, al massimo qualche mese. Se dura anni o addirittura un decennio è evidente che è qualcosa di diverso, dovrebbe essere chiaro a tutti che ci troviamo di fronte a un cambiamento epocale e non a un periodo transitorio ma, come al solito, sto divagando...

In una pubblicità di tanti anni fa c'erano i nemici dell'igiene, oggi a noi frequentatori di questo sito interessano di più i nemici delle gambe delle donne e delle calze. Questi anti-eroi hanno delle armi fenomenali: pantaloni, gambaletti, tute da ginnastica, abiti inutilmente lunghi e coprenti. 

Sono nemici potenti, molto più del Bildenberg e dei Davidiani: sono stilisti, giornalisti, articolisti di gossip.

E' bene rassegnarsi al fatto che tra i nemici delle gambe delle donne donne abbiamo una nuova categoria di cattivi: sono i falsari con la loro terribile arma: la calza tarocca!

Forse non tutti sanno che ai bei tempi l'Italia e in particolare il distretto della calza di Castel Goffredo, erano leader mondiali nella produzione per qualità e quantità. Erano anni d'oro, massacrati dall'assurdo decennio in cui le donne sembravano obbligate a girare a gambe nude, anche in pieno inverno e anche a Londra. Quando finalmente i signori della moda si sono dovuti arrendere all'evidenza, ovvero al fatto che a molte donne le calze piacciono e che con le calze le gambe delle donne sono più belle, è arrivata la concorrenza estera ed è arrivata la crisi.

Oggi il maggior produttore di calze a livello mondiale è la Cina (e ti pareva) seguita da Turchia e Polonia ma al quarto posto l'Italia si difende ancora molto bene con un giro d'affari di un miliardo e duecento milioni di euro, un export rivolto soprattutto al resto d'Europa (70%) e una reputazione in fatto di eleganza e qualità che non teme confronti.

Nella battaglia della contraffazione abbiamo due nemici formidabili: i prodotti e le materie prime tarocche. Chi frequenta la metropolitana di Milano o di Roma sa che in alcune stazioni si trovo dei piccoli bazar del falso, i prodotti più gettonati sono le borse di Louis Vuitton e le polo ma capita anche di trovare anche le calze, il modello Wolford qui sopra è uno dei più gettonati. In questo caso anche la scatola è taroccata e la differenza è sostanziale: collant come il Fatal Neon sono prodotti fantastici, risultato di design accurato, lavorazione precisa e materiali molto sofisticati. Costano un occhio della testa ma il prodotto tarocco è deludente sotto ogni punto di vista e non vale neppure i pochi euro spesi sulla bancarella.

Il secondo tipo di contraffazione è più subdolo e riguarda le materie prime impiegate: siamo abituati a leggere con attenzione le etichette dei prodotti alimentari ma anche quelle delle calze hanno la loro importanza e, purtroppo, non sono altrettanto chiare. Usare materie prime di bassa qualità significa, nella maggior parte dei casi, produrre che calze che costano meno ma che durano poco, che si deformano, che perdono il colore in modo disomogeneo, che possono provocare prurito se non addirittura reazioni allergiche.

Oltre a essere un problema dal punto di vista economico le calze tarocche hanno un altro spiacevole effetto collaterale: le donne deluse dalla scarsa qualità di questi prodotti finiranno per mettere meno spesso la gonna!

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