Vi devo una confessione: fino a ieri non avevo la più pallida idea di chi fosse Silvia D’Avenia. Zero assoluto. Poi mi sono arrivate sotto gli occhi le sue fotografie e ho fatto quello che faccio sempre quando una donna ha delle gambe fatte in quel modo, cioè le ho guardate a lungo e con attenzione, dimenticandomi che avevo altro da fare. A un certo punto, più o meno a metà, mi sono accorto di una cosa che con la bellezza delle gambe c’entra fino a un certo punto.
Il collant. C’è sempre. In tutte.
Onestà prima di tutto: le diciotto foto le ho scelte io, e chi frequenta questo sito sa benissimo con che criterio. Sul suo profilo ce ne sono parecchie a gambe nude e ne ho perfino trovata una coi pantaloni, ma quella l’ho rimossa dalla memoria per ragioni di igiene mentale.
Una scelta che nel 2026 è una rarità
Capiamoci bene, perché la faccenda è più interessante di quanto sembri. Stiamo parlando di una donna giovane che campa di immagini, che cambia vestito a ogni scatto e che avrebbe tutte le ragioni del mondo per assecondare una moda che da quindici anni ripete che la gamba nuda è più moderna, più libera, più tutto. E invece niente: il collant velato nero c’è di giorno per strada, c’è la sera, c’è in vacanza, c’è in albergo, c’è perfino davanti al fondale bianco di uno studio fotografico, dove francamente nessuno l’avrebbe obbligata.
Se vi ricordate la classificazione che misi insieme ai tempi dei cinque livelli, qui siamo come minimo al livello 4, la nylon woman. Io propenderei per il 5, ma il livello 5 richiede prove documentali che nessuno mi fornirà mai, e quindi mi accontento e sto zitto.

Questa è la fotografia che secondo me spiega tutto. Siamo in una piazza di Torino, di giorno, con l’acciottolato a ventaglio e la luce grigia che in quella città non è un difetto ma un arredamento. Cappotto nero doppiopetto con i bottoni dorati, maglia azzurra, minigonna grigia plissettata, collant velato nero e anfibi stringati alti. Tenetela bene a mente questa immagine: è l’unica del gruppo in cui il collant serve anche a qualcosa di pratico, e resta l’unica in cui potrebbe passare per una scelta obbligata dalla temperatura. Da qui in avanti le scuse finiscono.

Firenze, Ponte Vecchio alle spalle, abito nero a pois bianchi con le maniche trasparenti, e ai piedi un paio di sandali neri sottilissimi con il cinturino alla caviglia. Sandali. Aperti. Sopra il collant velato. Ci torno tra un attimo perché merita un capitolo a parte, ma intanto guardate la gamba: lunga, affusolata, con il ginocchio che divide la gamba quasi esattamente a metà, che è uno dei quindici fattori di cui abbiamo parlato per mesi e che qui è rispettato senza bisogno di scarpe da trampoliere.
Bagno di un albergo di quelli con il marmo e le stampe alle pareti, abito corto nero con i profili rosa cipria, collant velato e décolleté nere a punta. La posa è la più costruita del gruppo, con una gamba piegata e il piede a punta, ed è anche quella che riesce meglio: la linea dalla coscia al piede è continua, senza interruzioni, e la scarpa a punta la allunga invece di spezzarla. È l’unica foto in cui si vede che qualcuno ha pensato prima a dove mettere i piedi.

Questa è quella che mi ha fatto partire l’articolo. Abito a paillettes tonde argento, divano grigio, gambe completamente distese in avanti e sandali neri con i cinturini di strass. Il collant è velatissimo e si vede benissimo che c’è, perché la luce sul piede lo tradisce. È la foto più semplice di tutte, senza un’idea fotografica particolare, e funziona meglio delle altre proprio per quello: non c’è niente che distragga.

Registro completamente diverso, giorno, occhiali da sole, blazer a quadretti, gambe accavallate su un divano color ruggine, scarpa a punta con il tacco basso. Qui il collant vira sul fumé invece che sul nero pieno, ed è l’unica variazione cromatica che ho trovato in tutto il materiale. Da vecchio rompiscatole faccio notare che l’accavallamento è un po’ troppo stretto e schiaccia il polpaccio: capita, ed è una di quelle cose che si sistemano con due centimetri.

E infine la prova del nove. Fondale bianco, camicia verde lime con le piume di struzzo ai polsi, gonna nera: un capo così urlato che qualunque stylist avrebbe messo la gamba nuda per non aggiungere altro rumore. E invece sotto c’è il solito, banalissimo, meraviglioso collant velato nero. Che poi è esattamente il punto: il collant velato nero non fa rumore, fa da basso continuo, e chi lo sa usare lo usa proprio per quello.
La digressione sui sandali, che mi sta a cuore da vent’anni
Adesso la questione dei sandali, che è quella per cui mi prenderò degli insulti nei commenti. Da qualche parte esiste una regola non scritta secondo cui il sandalo aperto e il collant non si mettono insieme, pena l’espulsione dal consesso civile. Io ne scrivevo nel 2006, quando questo sito era poco più di un diario, e la pensavo esattamente come la penso oggi: quella regola è una sciocchezza, e l’abbinamento è tra i più belli che esistano.
Però una condizione c’era, e valeva allora come vale adesso: niente rinforzi. Se il collant ha la punta rinforzata o il tallone in evidenza, con il sandalo diventa uno spettacolo desolante e la regola non scritta se la merita tutta. Qui, nelle due foto con i sandali, di rinforzi non se ne vedono. Vent’anni dopo qualcuno ha letto le istruzioni, e la cosa mi commuove più di quanto sia disposto ad ammettere.
E di lei, invece, cosa si sa?
Poco, e ve lo dico onestamente invece di riempire mezza pagina di date. È una modella e influencer italiana, l’unica cosa che le è capitata di finire sui giornali veri è del 2019, quando Neymar le mandò un cuoricino in privato su Instagram e lei lo pubblicò tranquillamente nelle storie, il che secondo me dice di lei più di qualsiasi biografia. Nella descrizione del suo profilo c’è scritto “non sono solo quello che puoi vedere”, e considerando il mestiere che fa mi pare una frase con un po’ di sale.
Per il resto è una perfetta sconosciuta, almeno per me, e non provate a dirmi che l’avevate riconosciuta subito perché non ci credo. Ma su questo sito una donna non deve essere famosa per meritarsi un articolo: deve avere delle gran belle gambe e sapere come trattarle. Su entrambe le cose, direi che non ci sono discussioni.
E voi che ne dite dei sandali con il collant? Siete della scuola “non si fa” oppure, come il sottoscritto, della scuola “si fa, basta farlo bene”?
Per conoscere meglio Silvia D’Avenia
Non ha un sito ufficiale e non ha una voce su Wikipedia, il che di questi tempi è quasi un complimento. L’unico posto dove la si trova davvero è il suo profilo Instagram: @silvidavenia.

