Le gambe delle donne
Calze e collant

Il “nude” non è un colore: come scegliere il vero color carne

Il nude è il colore di calze più scelto al mondo, ed è anche quello dove si sbaglia di più. Capita di vedere un outfit curato in ogni dettaglio rovinato da un paio di calze “color carne” che, semplicemente, non c’entrano niente con la carne di chi le indossa.

La cosa curiosa è che lo sbaglio non è quasi mai sciatteria. Anzi. Chi compra il nude lo compra pensando che sia la scelta sicura, quella “che si abbina a tutto”. Peccato che il nude, inteso come colore unico, non esista.

Calze nude

Perché “nude” è una parola truffaldina

Quando i grandi marchi storici di calzetteria hanno definito il loro “nude” o “color carne”, lo hanno tarato su un campione preciso: la pelle femminile europea media del Novecento, cioè una carnagione chiara con sottotono rosato. Quel campione è diventato lo standard, e per decenni i cataloghi hanno proposto un solo colore “carne” valido per tutte.

La realtà è che le carnagioni sono decine. La calza “nude” generica funziona perfettamente solo su chi assomiglia a quel campione originale. Per tutte le altre è quasi sempre o troppo gialla, o troppo rosata, o troppo chiara, o troppo scura. La buona notizia è che alcuni marchi premium oggi propongono linee nude con sei, otto, dieci tonalità diverse. La cattiva è che nei supermercati e nei negozi di calze più diffusi si trova ancora un solo “carne” per tutte.

La cosa che bisogna sapere di sé: il sottotono

Prima di scegliere un nude bisogna sapere una cosa sulla propria pelle: il sottotono. Non il colore visibile, quello che cambia con l’abbronzatura, ma la tonalità di fondo. Ne esistono tre.

Warm. Sottotono giallo, dorato, oliva. La pelle al sole si abbronza facilmente diventando dorata. L’oro sta benissimo addosso.

Cool. Sottotono rosato o bluastro. La pelle al sole si arrossa, poi spesso torna pallida senza prendere colore. L’argento valorizza più dell’oro.

Neutral. Una via di mezzo. Sia oro che argento funzionano.

Per capire a quale categoria si appartiene ci sono tre piccoli test casalinghi che funzionano sorprendentemente bene.

Il primo è il polso. Guardare le vene del polso interno alla luce naturale: se appaiono verdi, sottotono caldo; se appaiono bluastre o violacee, sottotono freddo; se è difficile decidere, neutro.

Il secondo è il gioiello. Provare un anello d’oro e uno d’argento sulla stessa mano, e guardare quale dei due “illumina” la pelle e quale la spegne. L’oro illumina i warm, l’argento illumina i cool.

Il terzo è la reazione al sole. Chi si abbronza dorato senza scottarsi è warm, chi diventa rosso e poi torna pallido è cool.

Una volta capito il proprio sottotono, scegliere il nude diventa molto più semplice.

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La guida: il nude giusto per la tua pelle

Carnagioni molto chiare, sottotono cool. Cercare nude rosati, talvolta chiamati powder, porcelain, cosmetic. Da evitare assolutamente i nude “abbronzati” o miele, che creano un effetto calzino caramello sopra una gamba bianca latte. Lo stacco si vede a tre metri.

Carnagioni chiare, sottotono warm. Cercare nude honey, champagne, miele chiaro. I rosati dei brand mainstream sono sconsigliati: fanno apparire la pelle livida, soprattutto in foto e con la luce artificiale.

Carnagioni medie, sottotono neutro. È la categoria fortunata. Il “carne classico” dei brand storici è stato disegnato esattamente per loro. L’unica accortezza è il denaro: un nude troppo coprente (40 denari e oltre) crea un effetto opaco che sembra finto. Per il vero effetto naturale meglio restare sui 15-20 denari.

Carnagioni olivastre. Sono quelle dove il nude generico fallisce in modo più visibile. La pelle ha una base verdastra-dorata che il “carne” rosato standard non copre. Cercare toni bronze, caramel, toast. In assenza di una linea ampia, meglio osare una calza leggermente più scura della pelle che una più chiara.

Carnagioni medio-scure. I brand premium hanno gamme dedicate con nomi come coffee, cocoa light, espresso medium. Da evitare i nude “universali” delle marche generaliste, che sono sempre troppo chiari e creano lo stesso effetto calzino caramello del caso opposto, in versione contraria.

Carnagioni scure. Mercato ancora poco coperto, soprattutto in Italia. I brand di riferimento sono quelli specializzati, come Nubian Skin (britannico) o Heist Studios, che hanno spinto sul tema. Wolford ha alcuni toni profondi (coca, deep nude) ma è una gamma più ridotta di quella che la varietà di carnagioni richiederebbe.

La prova della luce artificiale

Una cosa che pochi sanno e che vale tutto l’articolo: il nude perfetto del mattino, davanti allo specchio del bagno, può diventare un disastro alla luce fredda di un ufficio o sotto i fari di un ristorante. La luce naturale è calda e perdona. La luce artificiale, soprattutto i neon e i LED freddi, smaschera ogni discordanza di tono.

Prima di promuovere un paio di nude come “buono per il lavoro” o “buono per la sera”, conviene provarlo nelle due luci diverse. Una passeggiata in cucina sotto il LED, una nel salotto sotto la lampadina classica, e si capisce subito se la scelta tiene anche fuori casa.

Stesso discorso per le foto. Chi posta su Instagram lo sa già: un nude che sembra perfetto dal vivo può virare al giallastro o al grigiastro nella foto. È una buona prova del nove. Se il nude regge la fotografia, regge anche la cena di lavoro.

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I brand che hanno una vera gamma

Pochi marchi offrono una scelta di nude ampia. Tra i premium che meritano una menzione: Wolford ha probabilmente la palette più articolata, con toni che vanno dal rosatissimo fairly light al profondo coca. Falke ha una linea solida sui medi e sui warm. Gerbe era precisa sui chiari freddi, molto adatta alle carnagioni britanniche e nord-europee. Cervin propone nude classici di stampo francese, dorati e leggermente miele. Per le carnagioni scure, come detto, i brand storici europei non bastano: meglio orientarsi su Nubian Skin o brand americani specializzati.

I marchi mainstream e da supermercato propongono in genere un “carne” e un “bronze”. Sono utili per l’uso quotidiano se per fortuna corrispondono alla propria carnagione. In tutti gli altri casi, vale la pena spendere qualcosa di più una volta sola e tenere il paio buono per le occasioni che contano.

Errori comuni

Sceglierlo solo perché “fa figura”, senza guardare allo specchio. Pensare che esista un nude universale. Comprarlo più scuro della pelle pensando di apparire abbronzati: l’effetto non è abbronzatura, è semplicemente una calza scura sulla pelle chiara, e si capisce. Indossarlo lucido di giorno in contesti formali, dove invece l’opaco discreto sarebbe più adatto. E al contrario, indossarlo troppo opaco quando si cerca leggerezza estiva, ottenendo l’effetto medical.

Una nota controcorrente

Il nude non deve per forza imitare la pelle. Può essere una scelta intenzionalmente più chiara, per illuminare la gamba, dare un effetto setoso, allungare la figura. È un trucco visivo classico, lo si vede nelle pubblicità storiche e ancora oggi nelle sfilate.

Il punto è solo: deve essere una scelta consapevole. Un nude “sbagliato” perché si è scelto male è un errore. Un nude più chiaro perché si è deciso così è uno stile. La differenza tra le due cose si vede sempre.

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