Le gambe delle donne
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I sottotitoli di Aristoc

Questo vi farà ridere! Ho trovato una parodia assolutamente geniale che prende in giro tutti i cliché delle pubblicità di collant degli anni ’90. Perdonerete la qualità video pessima, ma il contenuto vale oro!

La scena si apre con tutti gli ingredienti del perfetto spot di calze dell’epoca: lei, bellissima in abito a fiori e collant neri Aristoc, e lui, rigorosamente inquadrato sempre di spalle (vi ricorda qualcosa?). Sullo sfondo la musica di “Amarcord” di Fellini crea quell’atmosfera nostalgica tipica della pubblicità italiana.

Ma ecco il colpo di genio: quando iniziano a parlare, partono i sottotitoli in inglese che si posizionano esattamente sopra il volto della protagonista! Lei esclama: “Paolo, dobbiamo parlare…”. Mi è sembrato di percepire un tremito nella forza ascoltando quelle parole e non ho potuto fare a meno di immedesimarmi nel malcapitato. A quel punto il povero Paolo chiede “c’è qualche problema tra di noi?” E lei: “No, sono questi maledetti sottotitoli! Perché i miei non sono in basso? Così non mi si vede la faccia!”

A questo punto lui spiega: “Lo sai perché, porti le calze Aristoc Slimline System, la loro graduale compressione massaggia dolcemente le tue gambe lasciandole sempre più toniche e più sensibili…” (sentite quanto è familiare questo linguaggio?). Lei si alza indispettita mentre i sottotitoli continuano imperterriti a coprirle il viso, e Paolo conclude: “Sarebbe un peccato non farle vedere.”

Il finale è da applausi: lei si siede, c’è silenzio (quindi niente sottotitoli), si volta verso la camera ma… il suo viso è coperto dalla confezione dei collant Aristoc! Risate di sottofondo e sipario.

La genialità di questa parodia sta nel fatto che Aristoc ha ammesso pubblicamente l’assurdità dei propri spot precedenti. I “maledetti sottotitoli” diventano la metafora perfetta di come la pubblicità di calze trattasse le donne: presenti ma invisibili, ridotte a semplici supporti per mostrare il prodotto.

I “maledetti sottotitoli” diventano la metafora perfetta di come la pubblicità di calze trattasse le donne: presenti ma invisibili, ridotte a semplici supporti per mostrare il prodotto. È una critica intelligente e divertente che colpisce nel segno.

È una mossa di marketing coraggiosa, una campagna dell’agenzia Miles Calcraft Briginshaw Duffy: criticare il proprio passato per presentarsi come un marchio evoluto. Nel gennaio 2001, all’alba del nuovo millennio, Aristoc ha scelto l’autoironia per distinguersi dalla concorrenza che ancora utilizzava i vecchi cliché.

Una piccola perla di comicità che dovrebbe far riflettere tutti quelli che lavorano nella pubblicità: a volte prendersi in giro è il modo migliore per crescere.

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