Le gambe delle donne
Moda

Le autoreggenti? Le dobbiamo a un pappagallo

Quarta puntata della rubrica delle vecchie pubblicità di calze, e finalmente lasciamo l’America. Dopo Hanes, L’eggs e Burlington attraversiamo l’oceano e atterriamo in Inghilterra, perchè qui c’è un marchio che dobbiamo conoscere prima di andare avanti: si chiama Pretty Polly, è stato fondato nel 1919 a Sutton-in-Ashfield, in piena Nottinghamshire, da due tecnici che si chiamavano Harry Hibbert e Oswald Buckland, partiti con dieci dipendenti e due macchine da maglieria. Negli anni 60 sono diventati il marchio di calze numero uno in Inghilterra, e ancora oggi sono uno dei pilastri della calzetteria europea.

Ma la vera notizia, signore mie e ometti miei, è un’altra. Mi sono messa a guardare le date e ho trovato qualcosa che non sapevo: le autoreggenti, quelle che noi chiamiamo così e che gli inglesi chiamano hold-ups, le ha inventate Pretty Polly nel marzo del 1967. Vendettero 240.000 paia nella prima settimana, le presentarono perfino al programma BBC Tomorrow’s World come una piccola rivoluzione tecnologica (e in effetti lo erano). Quindi ogni volta che tirate fuori un paio di autoreggenti dal cassetto, sappiate che state usando un’invenzione inglese di esattamente 59 anni fa. Una signora che ha già diritto alla pensione, eppure non smette di lavorare.

Voi direte: e il pappagallo? Il pappagallo c’entra perchè il nome Pretty Polly viene da un cavallo da corsa di inizio Novecento che fece la fortuna di un bookmaker. La figlia del bookmaker aveva poi messo su una piccola società di commercio di calze chiamandola come il cavallo. Quando Hibbert e Buckland se la comprarono nel 1926, si tennero il nome. E siccome “Polly” in inglese è il nome classico dei pappagalli (Polly want a cracker?), il primo logo Pretty Polly era proprio un pappagallo verde. Lo trovate nella prima pubblicità della galleria, primi anni 50, dove un pappagallo dice “Say Pretty Polly!” a una donna sdraiata sul divano. Nel 1962 il pappagallo è stato sostituito dalle due P floreali che il marchio usa ancora oggi, ma a me dispiace un po’: trovo che un pappagallo che pronuncia il nome del marchio sia un’idea pubblicitaria adorabile, e oggi nessuno la farebbe più.

Nella galleria trovate dieci pubblicità che attraversano settant’anni di storia, dalle illustrazioni anni 50 con i prezzi in scellini e penny (“8/11” significa 8 scellini e 11 pence, prima della decimalizzazione del 1971) alle fotografie patinate degli anni 80 con la Lycra, fino alla campagna del 2019 per il centenario del marchio (con autoreggente nera e riga sul retro, of course, ricordate la nostra vecchia chiacchierata sulle calze con riga e tacco cubano?). C’è la pubblicità intima del 1971 con la modella raccolta sui cuscini di raso e lo slogan “We must be going soft” che ha un sottotesto piuttosto evidente, c’è la coppia di gambe accavallate del Sheer Extravagance con il titolo “For girls who don’t want to wear the trousers” (in inglese “wear the trousers” significa anche comandare in casa, doppio senso perfetto), c’è la pubblicità geniale del confronto fra collant ordinario e Pretty Polly one-piece con il titolo “We don’t do nasty things behind your back” (e qui il “behind your back” è anche letterale: vedete con i vostri occhi).

Una nota tecnica per le lettrici tecniche di LGDD: nella maggior parte di queste pubblicità compaiono i due marchi Tendrelle (filato nylon registrato da ICI, l’industria chimica britannica) e Lycra (l’elastane di DuPont, introdotto da Pretty Polly nei suoi prodotti nel 1982). La combinazione Tendrelle + Lycra è quella che ha permesso il salto qualitativo delle calze inglesi negli anni 80: morbide, resistenti, sottili, che vestivano davvero senza fare le borse alle caviglie. Erano la Mercedes della categoria, e si pagavano di conseguenza.

Voi avete mai indossato Pretty Polly? Io devo confessare di no, ma adesso che so a chi devo dire grazie per le autoreggenti, una capatina sul loro sito magari me la faccio.

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