Le gambe delle donne
Calze e collant

Halloween, il permesso di essere un’altra

Vi confesso una cosa che a ottobre non si dovrebbe dire: Halloween, di per sé, mi lascia abbastanza fredda. Le zucche, i dolcetti, i film dell’orrore guardati per finta paura, tutto questo mi scivola addosso. Eppure c’è una cosa di questa notte che aspetto ogni anno, e non è quella che credete. È il permesso.

Una sera all’anno ci è concesso di vestirci da un’altra. E quell’altra, quella che non siamo, può fare cose che noi, di solito, non ci lasciamo fare. Può guardare un uomo un secondo più del dovuto. Può ridere più forte e ballare più vicino. Può dire la frase che da sé stessa terrebbe in gola. Non è il costume a essere sexy, badate bene. È l’alibi che vi regala. Dietro una maschera si osa, perché tanto non siete voi: è il personaggio.

Il bello è la scusa, non il vestito

Ed è qui che entra in gioco la parte che a me, ve lo immaginate, interessa di più. Travestirsi vuol dire mettersi addosso cose che negli altri trecentosessantaquattro giorni restano nel cassetto. La strega, la vampira, la gattina: chiamatele come volete, ma sotto c’è sempre la stessa faccenda. Calze a rete che d’estate non avete osato e in ufficio non osereste mai. Un velo nero sulle gambe. Un tacco più alto della prudenza. La maschera vi dà il diritto di indossarli senza dover dare spiegazioni a nessuno, nemmeno a voi stesse. Per una notte la donna esagerata avete il permesso di esserlo.

E sapete qual è il bello? Che il permesso non scade a mezzanotte come nelle favole.

Spider Woman

La festa, poi, non finisce alla festa

Perché il personaggio che vi siete cucite addosso non si toglie sulla porta di casa insieme alle scarpe. Ve lo portate dentro, e quella libertà che vi siete prese alla festa, più tardi, con lui, continua.

Mi torna in mente una serata di anni fa, a una festa ad Ankara. Niente di speciale, una di quelle sere in cui esci senza aspettarti nulla. E invece a un certo punto mi ritrovo davanti un uomo con due occhi di un azzurro che quasi metteva soggezione, nossa, di quell’azzurro che proprio non te lo aspetti. La pelle liscia, senza un pelo, e la mano calda quando l’ha appoggiata sul mio braccio per dirmi una cosa che non ho neanche ascoltato. Quella sera io ero travestita, ero un’altra. E l’altra, diciamo così, ha avuto molta meno paura di quanta ne avrei avuta io.

Come sia finita non ve lo racconto. Vi dico solo che il costume, quella notte, qualcuno ha avuto il piacere di togliermelo con calma, pezzo dopo pezzo, mentre io facevo ancora finta di essere il personaggio. Ed era proprio quella la parte migliore: restare l’altra ancora un po’, e lasciare che fosse lei a decidere.

Quindi sì, alla fine Halloween mi piace. Ma per il motivo sbagliato, lo ammetto volentieri. Non per le zucche. Per quella maschera che, una notte all’anno, mi autorizza a essere la versione di me che di solito tengo per le occasioni davvero speciali.

PS: admin, lo so già, tu il pezzo lo volevi sulle zucche. Sarà per l’anno prossimo.

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